Test di resistenza

8 Maggio 2019

La serata comincia sul soppalco dove ci si cambiano le scarpe.
Trovo due uomini e due donne sulla sessantina, sono italiani. Non immaginano che sia italiana anch’io. È un po’ il bello di Berlino: non sai mai davvero quali lingue parli e comprenda la persona sconosciuta che ti ascolterà.

Una delle donne dice agli uomini: «Aspettate che scendiamo insieme, così prendiamo i posti vicini».
«No» le risponde uno dei due, «se vi sedete vicino a noi, nessuno vi inviterà. Funziona così nella milonga: un uomo non invita una donna seduta vicino ad altri uomini. Dovete stare tra di voi, da sole».
E io penso: “apppperò”. Mi chiedo se sia davvero così, e se è così, beh, che tristezza.
La donna dice: «Ah, hai ragione!»
E io penso: “no, no, no!”
«Allora stiamo tra di noi, così attiriamo tutti i mosconi».
E io continuo a pensare un numero esponenziale di “no”. Speravo che la donna potesse fare un po’ di più che “attrarre mosconi”, anche perché è ben noto da cosa sono attratte le mosche.

Poi la donna dice all’amica, sistemandole le spalline del corpetto: «Hai le tette fuori».
E io penso: “beh, magari era voluto, no? E adesso tu le hai rovinato tutto”.
L’amica si guarda il décolleté, prova un po’ a sistemarsi anche lei, si dà qualche colpetto.
«Sì, perché ti si vedevano proprio i capezzoli».
A me non pareva, ma è anche vero che sono baciata dalla miopia.
Il gruppo di italiane e italiani scende di sotto, dopo aver castigato la voglia di vivere.

La pista è come l’incrocio di Shibuya a Tokio nell’ora di punta. Si fatica a trovare uno spazio. Prevedo qualche bella taccata che mi resterà a mo’ di stigmate decorativa.

Un caro amico originario di Buenos Aires, che si è trasferito in Germania durante gli anni dell’ultima dittatura argentina, mi ghermisce la mano e dice: «Bailas?»
Ha gli occhi spiritati: la fortuna quella sera ha deciso di arridergli e nella stessa sala ci sono anche “su ex-novia y la madre de su hijo”, che comunque sono due donne diverse. Balla in modo frenetico, di chi deve scacciare un corpo estraneo dal sangue.

A un certo punto mi convinco di scorgere dei cerotti usati sulla pista e sono abbastanza certa che non possa esserci anche quello che ho avvolto attorno al mio alluce, dopo che, qualche sera fa, mi sono autoinflitta il tacco nella carne e subito dopo il ballerino con cui ero ha deciso di completare la bistecca con un bel pestone.

La serata prosegue in modo soddisfacente, con punte di lirismo, come il puzzo stratosferico di un uomo con cui cerco di mantenere un abbraccio largo-larghissimo. Non è semplice sudore spontaneo dovuto alla situazione – quello ci sta, è comprensibile. È odore stantio di chi non si lava da giorni. Cerco complicità con il bandoneonista, che mi pare stia soffrendo pure lui le pene dell’inferno sotto strati di camicia, giaccia e cravatta in un ambiente semi-tropicale. Ma il bandoneonista è concentrato nella sua musica strappacuore, con colpi di tichi-tichi e tachi-tachi (quei suono prodotti non tanto dalle note, ma dalla meccanica dello strumento).

Un altro momento degno è l’arrivo del dolce per festeggiare i dieci anni del locale. Si tratta di una torta al burro, con spuma di burro, una copertura di frutta al burro e una nevicata finale di burro in polvere.

Spazzolata la mia fetta, mi invita a ballare un ragazzo con gli occhi curiosi e sporgenti. Mi alza il braccio così in alto che insieme sembriamo la statua della libertà. Dopo due brani non mi arriva più il sangue all’arto. Modifico la postura in modo da avere al massimo il braccio alzato come Platone nell’affresco “La scuola di Atene”.

Alle tre del mattino il mio occhio destro non ha più trucco. Si è sciolto sotto vari sudori. Il sinistro, invece, è intonso: insomma, ho un aspetto magnifico.

La benedizione finale me la dà un Buttercroissant mit Käse und Spinat alle tre e mezzo, nella Bäkerei turca di Schlesisches Tor, che per la gioia di tutti i berlinesi sta aperta ventiquattro ore su ventiquattro, come un unico flusso di vita.

Il tango si balla (almeno) in due. Fai girare le storie!

Commenti

Hanno lasciato 2 commenti su “Test di resistenza”

  • Bellissimo leggere questa storia 😂 Primo perché sono stata a Berlino la settimana scorsa, e sono andata una sera a ballare tango, quindi mi ci tuffo incuriosita. Poi leggo “il soppalco” e daaaai è lo stesso locale, di sicuro!! E poi “torta per festeggiare i 10 anni” e scoppio a ridere. Era proprio quella sera lì!! E scommetto che le italiane sul soppalco erano nel mio gruppo, per forza, eravamo una dozzina in branco. Ma a questo punto ti rassicuro: non ero io con le tette di fuori, e nemmeno l’amica “premurosa”. Sulla serata, di cui mi ha molto divertito il racconto, posso aggiungere che ho avuto l’onore di un solo ballerino tedesco, piacevole, ma per il resto ho dovuto arrangiarmi con i ballerini nostrani portati da casa. Forse davvero non invitano se sei seduta a fianco di altri uomini? E poi il rimpianto di non aver capito, all’inizio, che si faceva un tango e poi chiamavano (con un urlo in tedesco che nessuno mi ha tradotto) il cambio dama. Sono rimasta perplessa dalle tande singole restando con lo stesso ballerino, un po’ in imbarazzo per non sapere se continuare a ballare insieme o no. Peccato, un’altra volta cercherò di stare più attenta 😁

    • Cara Fiorella, che regalo mi hai fatto con questo tuo commento! Incredibile quante piccole coincidenze ci riservi la vita 🙂
      Mi conforta sapere che non fossi tra le due signore descritte, per le quali – spero si sia capito – ho provato molta tenerezza.
      L’interrogativo contenuto nel racconto resta secondo me un punto di discussione valido, sul quale mi piacerebbe sentire il parere anche dei ballerini: una donna deve davvero starsene tutta sola (o al massimo essere con altre donne) per essere invitata?
      Un abbraccio, Fiorella! Torna presto a Berlino!
      Anna

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